L’Aia, c. 1500 - Lione, 1575
Corneille di Lione - o dell’Aia, secondo la sua origine olandese – avrebbe lavorato a Parigi prima di trasferirsi a Lione, ove dal 1553 la sua presenza è attestata in quanto ritrattista legato alla corte della Regina Eleonora e poi a quella del Delfino di Francia, Enrico (futuro Enrico II). Naturalizzato nel 1547, viene menzionato nel 1551 come pittore e valet de chambre del re Enrico II, e poi del re Carlo IX. Giovanni Capelli, ambasciatore della Reppublica di Venezia, gli rende visita nel 1551: ha l’impressione d’incontrare un «pittore eccellente che, oltre le belle pitture che ci ha mostrate, ci ha fatto vedere tutta la corte di Francia, sia gentiluomini che damigelle, rappresentati su numerosi piccoli pannelli con tutta la naturalezza immaginabile».
Sappiamo da Brantôme che Corneille riceve, nel giugno 1564, la visita di Caterina di Medici in persona. Esibendo nella propria casa le effigi dei potenti dell’epoca, egli corrisponde alla moda del tempo con una produzione importante. Nel 1569, di fronte all’inasprirsi delle persecuzioni contro gli Ugonotti, Corneille si converte al cattolicesimo insieme alla moglie, alla figlia e ai servitori. Nel 1575, viene seppellito nel convento dei Giacobini di Lione.
Di Corneille ci è nota tutta una serie di piccoli ritratti in mezzo busto, rappresentanti l’elegante corte dei Valois, di fattura levigata e precisa, essenziale quanto alla materia pittorica, e rifinita con vernice. Il suo stile personale tende ad privilegiare i visi sottili, visti di tre quarti o frontalmente, modellati senza ombra. L’importanza conferita alla testa è tale da comportare talvolta una certa qual sproporzione rispetto al corpo. Le sue effigi sono caratterizzate da grazia ed eleganza, da un’aristocratica cortesia non priva di benevolo realismo, e dall’acuta osservazione di costumi, ricami, cuffie o gioielli, ricchi di dettagli «alla fiamminga». La posa risulta generalmente ancora rigorosa e statica, i mezzi austeri, le espressioni solenni e rigide. Tuttavia, il carattere individuale viene reso integralmente grazie alla precisione e alla sottigliezza del tratto, alla giusta indicazione dello sguardo, elementi tutti che rivelano la costante cura esercitata da Corneille per attingere una sicura veridicità. I fondi scuri o neutri animano il pallore dei visi, grazie a un sottile riflesso, valorizzato dalla gamma cromatica piuttosto fredda.
Il nostro artista riesce così, al seguito dei Clouet arrivati da Bruxelles, a importare la fattura e il temperamento fiamminghi in Francia, adottando la formula del ritratto del viso solo e del ritratto psicologico che rispetta i dati del reale, così caratteristico dell’epoca. Esaltando le qualità artistiche della tradizione della miniatura parigina, Corneille di Lione crea e definisce un genere franco-fiammingo unico, rispondente alla domanda, incessantemente crescente e appassionata, di quei cortigiani collezionisti che lo resero famoso.